Diventata un’acida professoressa che vuole demolire le truffe e i
truffatori nel campo del paranormale, Sigourney Weaver, batte il paese
alla ricerca di falsi medium, veggenti fasulli e autentici ciarlatani.
Un compito egregio per l’ex-eroina della saga di “Alien”. Gli è compagno
d’avventure il giovane cervellone Cillian Murphy che si presta a farle
da assistente e un po’ da lacchè. Tutto bene e alla grande, finchè il
duo s’imbatte in un chiaroveggente cieco di grande
fama che, al di là delle sue performances da baraccone, forse tanto
fasullo non dovrebbe essere. Tanto è vero che nella dura contesa è la
studiosa a lasciarci le penne. Dopo la sua morte c’è tutto un crescendo
di conturbanti fenomeni che si fanno incandescenti quando la lotta si
riduce a due, fra il l’orbo veggente – che forse potrebbe rivelarsi un
abile impostore o forse no - e il giovane adepto, dotato di poteri
paranormali a sua insaputa.
Il film che era partito bene con la caccia
alle truffe da parte dell’anzianotta Weaver perde rapidamente i colpi
trasformandosi nell’ennesimo scontro parapsicologico con immancabili
addentellati psicotici e decisi sconfinamenti nell’horror. Avventura
strampalata, scritta e diretta nel 2012 dal regista catalano Rodrigo
Cortes e coprodotta fra Catalogna e USA, che coinvolge due miti del
cinema, Sigourney Weaver - ma, tutto sommato, se la cava dignitosamente -
e Robert De Niro, che fa il sensitivo un po’ zombie, con gli occhi
spenti grazie a due lenti e la stanca rassegnazione dell’attore che fu.
Un film che non stupisce più di tanto e non coinvolge mai. Ma non manca
chi ha definito “Red lights” un gran film che “stacca di netto la massa
di thriller movie a buon mercato”. Bonta sua!
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