NASCOSTO NEL BUIO


Per la serie “recuperi” Netflix ci offre questo Robert De Niro d’annata (2005), strano pasticcio a metà fra il thriller e l’horror. De Niro è un angosciato papà che procura una nuova casa alla figlioletta che ha subito un forte trauma per la morte della madre suicidatasi. La casa è stata scelta a puntino da uno scenografo di film horror per disastrare ulteriormente la già fragile bambina: una villa enorme, misteriosa, gotica, al limite di un boscaglia con annessa grotta e laghetti, insomma una casa da incubo. E come prevedibile la bambina peggiora, sgranando i suoi occhi alla ricerca di un amico misterioso quanto inesistente che allevi le sue angosce. Ma i sintomi di morte e di sciagura non si arrestano: che la piccola sia ormai inguaribile, vittima di una psicosi che sta trasformandola in una creatura del male? E siamo a due terzi del film, occorre sbrigarsi. Ed ecco il cambio di rotta con relativa terribile “spiegazione”! Vi lasciamo volutamente nel buio: e se quell’ottimo papà non fosse quel bonaccione addormentato che abbiamo conosciuto finora? Il film è coinvolgente, la suspense non manca e la bimba – la piccola Dakota Fanning – non la dimenticheremo tanto facilmente. 
Robert De Niro fa il De Niro, puntuale, preciso come un orologio ma evidentemente superiore al ruolo assegnatogli, ormai evidentemente rassegnato a interpretare personaggi che non gli offrono granchè. Le altre figure sono tutte di contorto. Rimarchevole il cammeo di Amy Irving, ex-signora Spielberg. Per una sera d’estate un film così – già campione di incassi, specie negli Usa – può andare più che bene, è come un soffio di aria refrigerata, e non ci importa se abbia rubacchiato qua e là spunti, pretesti e immagini da almeno altri dieci film.

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