Iniziata la carriera di autore-regista con imprese ambiziose soprattutto
nel flm d’azione, - “Subway” e “Nikita” per citarne solo due - dopo il
sostanziale scacco di una “Giovanna D’Arco” con Milla Jovovich, Luc
Besson si è specializzato come uno dei più creativi autori-produttori
del cinema francese: film forsennati d’inseguimenti automobilistici
(come i suoi tre “Taxxxi”), film d’azione, film per ragazzi, film
scatenati e imprevedibili. Una delle forze commercialmente
più attive di un cinema francese che non disdegna i “generi” ma li
rinnova a modo suo. Dodici anni fa “Banlieue 13”, gettò uno sguardo
inedito su una periferia parigina divenuta un campo d‘azione di bande
giovanili alla difesa del loro territorio e varò un nuovo tipo di film
d’azione che sfruttava le tecniche atletiche del parkour e del free
running con dei giovani atleti-saltatori, dei veri e propri Tarzan di
questa giungla singolare che potevano anche fare a meno delle liane.
“Brick Mansion” (2014) è il remake americano di quel film, curato e
prodotto dallo stesso Bresson. Meno originale se si vuole, Detroit non è
Parigi, più classificabile come classico film d’azione, come quelli che
si fanno oggi, con sparatorie da videogioco e arti marziali. Si avvale
di un giovane promettente attore, Paul Walker, specialista dei film
d’azione, purtroppo morto in un incidente stradale prima dell’uscita del
film, nonchè dell’inventore della tecnica del salto fra i palazzi,
David Belle, importato dalla sua Francia e da “Banlieue 13”. Che dire?
Un film assurdo, con calci, pugni, mitra, sparatorie selvagge,
scazzottate, dove quelli che sembrano buoni sono i cattivi e i cattivi
sono gli autentici buoni. Le formule escogitate dal diabolico Luc Besson
sono sempre a suo modo perfette.
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